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domenica 5 febbraio 2012

Vino e Bacco

Bonum vinum laetificat cor hominisconferma la Bibbia.Fondamento della vita e del lavoroFondamentale risorsa di lavoro umano, e medium privilegiato della convivialità sociale già prima dell'era cristiana, l'uva e il vino hanno modificato nel corso dei secoli gusto e qualità, ma nel passaggio dal Paganesimo al Cristianesimo non hanno perso la forte dose di.... spirito.... pagano. Tra i frutti della Natura e del lavoro dell'Uomo, l'uva e il vino hanno il privilegio di aver avuto diritto a un dio.La conquista del MediterraneoLe prime tracce di " addomesticamento " della vigna apparvero in Mesopotamia 3000 anni prima di Cristo. Nel 600 a. C. i Foceani insegnavano ai vignerons marsigliesi l'arte del taglio della vigna. Nei corredi funebri ritrovati nel Picenum sono stati ritrovati ciotole, olle biconiche e piccoli bicchieri, testimonianza della diffusione della vite e del commercio del vino già nel IV secolo a. C.. Nella "Naturalis Historia", Plinio il Vecchio, parla del vino prodotto dagli Umbro-Sabini come "vino di grande qualità", rivelando come fosse conosciuto anche Oltralpe. Spiegando come l'Italia conobbe l'arte della vigna molto tempo dopo i Greci. Fra l'anno 100 a. C. e l'anno 100 d. C., grazie alle condizioni ottimali del clima, il bacino mediterraneo era l'area privilegiata per lo sviluppo della coltura della vite. I Piceni offrivano libagioni con vino a Cupra, dea della fertilità e protettrice della Natura, a cui, nella omonima cittadina delle Marche, sorgeva il tempio dedicatole dagli Etruschi. Numerosi i ritrovamenti ad Atene e ad Alessandria di anfore vinarie prodotte nel Picenum. Con l'espansione dell'Impero romano, qualche secolo dopo Cristo, la Penisola divenne la maggior produttrice di vitigni da esportazione e di vino. Dalla lettura dei testi di Diodoro di Sicilia, si apprende come gli Italiani vendessero vino ai Galli e numerosi resti di anfore ritrovate sulle strade utilizzate per i commerci dell'esportazione del vino lo testimoniano. I fondali marini del Tirreno sono contrassegnati da relitti di navi affondate con il loro carico di anfore i cui tappi conservano marchi di vino prodotto in Campania e diretto a Marsiglia. L'imperatore Giuliano elogia la qualità dell'uva raccolta attorno a Lutetia (Parigi). Polibio narra nelle sue "Historiae" come Annibale nelle pause belliche "sostenne l'esercito con i vecchi vini di cui era grandissima copia in quella provincia" e come i cavalli, colpiti da un'improvvisa epidemia, furono curati con pozioni di vino caldo. All'inizio del Quattrocento, alla popolazione decimata dalle ondate di barbari e peste, il Comune di Jesi offriva fino a cinque ettari di terra a chi fosse disposto a intraprendere lavori "tra i terreni sodivi o selvatici da destinarsi a vigna". Lombardi e Veneti vi si trasferirono portando con sé tradizioni e vitigni e trapiantandovi il Trebbiano di Soave che, adattandosi al nuovo tipo di terreno e di acqua, modificò le proprie caratteristiche, prendendo l'attuale colore "verdicchio". Agli inizi del Seicento, il vino viaggiava in tutta Europa in otri o botti di legno, oggi inesorabilmente distrutte dal tempo insieme con i loro marchi di identificazione.BaccoDivinità della mitologia romana, Bacco è dio del vino e della vigna e simbolizza soprattutto la licenziosità.Sempre accompagnato da Fauni e Baccanti, è spesso rappresentato nell'atto di suonare due flauti. Con la fronte adornata di due piccole corna, è avvenente e di bell'aspetto. Nell'antica Roma, il culto di Bacco raggiunse tali entusiasmi che il Senato si vide costretto a prendere delle severe misure al fine di contenere gli eccessi degli adepti. Infatti, i "misteri" le cerimonie rituali in onore del dio, si trasformavano puntualmente in vere e proprie orge collettive, i famosi bacchanales. Ne "L'Arte di amare " Ovidio, aspettando nella sua residenza estiva una prostituta, ricorda il potere erotico del vino: "Bacco protegge gli amanti e attizza le fiamme di cui lui stesso arde".
Progetto realizzato dalla 4 D Ristorazione

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